Da Omero a Nolan, un'Odissea in un calice. Carpe Vinum

Il vino color del mare: da Omero a Nolan, un’Odissea… in un calice!

Cari amici di Carpe Vinum,

vi devo una confessione. Sono andata a vedere l’Odissea di Nolan pensando al Cinema, e sono uscita dalla sala pensando al… vino! Deformazione “professionale”, lo so. Ma ci sono attenuanti: nell’Odissea di Omero il vino compare ovunque, e in almeno un paio di occasioni decide letteralmente le sorti della storia. Ulisse, a ben guardare, un mostro lo sconfigge proprio con una “bottiglia”. E allora mettetevi comodi, versatevi qualcosa di buono, e facciamo insieme questo piccolo viaggio.

Il mare color del vino

Chi ha studiato un po’ di epica al liceo se la ricorda, la formula: oinops pontos, il mare “color del vino”. Omero il suo Mediterraneo non lo chiama mai blu. Lo vede scuro, denso, cangiante come un rosso guardato controluce al tramonto. I filologi discutono da due secoli sul perché; io una mia idea ce l’ho, e cioè che per i Greci arcaici vino e mare fossero parenti stretti: tutti e due ti promettono meraviglie, tutti e due possono rovinarti se li prendi sottogamba.

Nolan, che ha girato in 70mm su mari veri, questa cosa sembra averla capita benissimo. Il suo non è il mare delle cartoline greche: è una minaccia liquida che respira. Più omerico di così.

L’otre di Marone, ovvero come si acceca un Ciclope

E veniamo alla scena che tutti aspettavamo al cinema: Polifemo. Nel libro IX Ulisse non batte il gigante con la forza, che non avrebbe, ma con l’astuzia. E lo strumento dell’astuzia è un otre di vino.

Non un vino qualunque. È il rosso donatogli da Marone, sacerdote di Apollo a Ismaro, in Tracia: dolce, “bevanda divina”, così concentrato che andava allungato con venti parti d’acqua per una di vino. Venti a uno! Omero si sofferma perfino sul profumo che saliva dal cratere, una fragranza a cui era impossibile dire di no. Ecco, quando lo rileggo mi viene sempre da pensare che il primo a scrivere una scheda di degustazione, in fondo, sia stato lui.

Polifemo naturalmente se lo scola puro, senz’acqua, tre coppe una dietro l’altra. E crolla. Il resto lo conosciamo tutti: il palo arroventato, il nome “Nessuno”, la fuga aggrappati sotto le pance dei montoni.

C’è una morale, ed è molto greca: il vino è civiltà finché lo governi tu, diventa rovina quando è lui a governare te. Nella Grecia classica bere vino puro, akratos, era considerato roba da barbari; la gente civile lo mescolava nel cratere secondo proporzioni precise. Il Ciclope, in un certo senso, si condanna da solo ancora prima che Ulisse impugni il palo.

Piccola parentesi per chi ama unire calici e viaggi: a Maronia, nella Tracia greca, il vino si fa ancora oggi. Alcune cantine della zona lavorano la Mavroudi, uva autoctona a bacca scura, e rivendicano volentieri la discendenza ideale dal vino di Marone. Un’Odissea in bottiglia, e nemmeno troppo lontana.

Circe e il primo vino “aromatizzato” della letteratura

Nel libro X si cambia isola e si cambia calice. La maga Circe accoglie i compagni di Ulisse con il kykeon: vino di Pramno mescolato con formaggio grattugiato, farina d’orzo e miele. Più i suoi filtri, ovviamente. A modo suo è il primo vino aromatizzato della letteratura occidentale, e anche il primo avvertimento su quanto sia rischioso bere in casa di sconosciuti. I compagni finiscono trasformati in porci; Ulisse si salva solo grazie all’erba moly che gli procura Hermes.

Anche qui il vino è una soglia, una prova da attraversare. Chi la passa con la testa sulle spalle prosegue il viaggio. Gli altri finiscono a grufolare.

Itaca, o del bere bene

C’è poi il vino buono, quello della civiltà. Nell’Odissea ogni ospite viene accolto secondo la xenia, il rito sacro dell’ospitalità: acqua per lavarsi le mani, cibo, vino versato dal cratere, libagioni agli dèi prima e dopo il banchetto. I Proci, gli usurpatori del palazzo, sono odiosi anche per questo: bevono il vino di Ulisse senza misura e senza rispetto, da padroni abusivi. Non è un caso che la strage finale li sorprenda proprio a tavola, con le coppe in mano.

Ma la pagina che preferisco è un’altra, ed è quasi in chiusura del poema. Ulisse ritrova il vecchio padre Laerte che zappa nel suo podere, e per farsi riconoscere gli elenca i doni ricevuti da bambino: tredici peri, dieci meli, quaranta fichi e… cinquanta filari di vite. Il riconoscimento tra padre e figlio passa attraverso una vigna. Il vino come memoria, radice, appartenenza a un luogo: francamente, una definizione di “terroir” più bella di questa io non l’ho ancora letta.

E il film?

Il film è quello che sapete: sale piene, critica in ginocchio, un Matt Damon che dà a Ulisse il peso del reduce, dell’uomo tornato da una guerra che non lo lascia dormire. Nolan sposta tutto sulla psiche, sui fantasmi, sulla hybris. Legittimo, e per me riuscito. Ma la grammatica profonda resta quella di Omero: l’astuzia contro la forza, la misura contro la dismisura, la casa come approdo.

E poi, lo confesso, il cuore mi ha fatto un salto nel riconoscere le mie amate Eolie: Nolan ha girato tra Lipari, Vulcano e Basiluzzo le scene del regno di Eolo e delle sirene. Isole a cui sono legatissima, e che a noi enofili hanno regalato un altro dono omerico: la Malvasia delle Lipari, nettare dolce che il dio dei venti avrebbe senz’altro approvato.

Che poi, a pensarci, è anche la grammatica del vino. Lo stesso otre può essere dono sacro o trappola: dipende da chi versa, quanto, e perché.

Se dopo il cinema vi venisse voglia di un calice a tema, cercate un Mavroudi di Tracia. Se non lo trovate, un bel rosso mediterraneo che sappia di sole e di sale farà la sua figura. Da allungare con l’acqua, venti a uno? Neanche per sogno. Ma da bere con la misura degli eroi, non dei Ciclopi.

Perché l’Odissea è questo: un poema eterno, fonte inesauribile di saggezza.

E quindi: Nunc vino pellite curas, e buona Odissea a tutti!

 

Elena e il Team di Carpe Vinum

 

P.S. Odissea di Christopher Nolan è nelle sale italiane dal 16 luglio, distribuito da Universal Pictures Italia. Quasi tre ore che passano come un vento favorevole di Eolo. Fidatevi!

 

CONDIVIDI SU:

Articoli correlati

  • Carpe Vinum attraverso i Secoli: L'Arte Millenaria della VendemmiaCari amici di Carpe Vinum, si avvicina quello che considero uno dei momenti più magici e romantici dell'anno: la Vendemmia! Ne condivido con voi un po' di storia, un veloce viaggio nel tempo dalle sue origini fino ai giorni nostri... e oltre! La Storia della Vendemmia: Un Viaggio nel Tempo…
  • Carpe Vinum Langhe Rosato!Carpe Vinum Langhe Rosato is a fresh, unexpected, pink take on Dolcetto! It originates among my beloved hills, in the land I consider my own little corner of paradise. When I embarked on this adventure, I never expected to have news like this to give you. Today a dream has…
  • Platé, il vino di... banana!Ben ritrovati care amiche e cari amici! Le temperature (finalmente!) diminuiscono e, come ogni anno, aumenta la voglia di concedermi un calice in più… magari di un buon rosso, possibilmente ben strutturato! Questo inizio di autunno si accompagna però, diversamente dai precedenti, ad una novità, almeno per me, suggeritami da…