Barbaresco Gaja 1993

A scuola con Angelo Gaja: Barbaresco 1993

Un prezioso "biglietto da visita" tutto italiano

Metonimia: sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo un rapporto logico.

Tranquilli, non è mia intenzione stressarvi con una noiosa lezione di grammatica, ma ho deciso di definire questa figura retorica solo per rendere ancora più chiara (se ce ne fosse bisogno) la relazione che intercorre tra il nome “Gaja” e il vino “Barbaresco”… Già, perché è impossibile parlare di Barbaresco senza pensare ad Angelo Gaja, uno degli uomini simbolo del vino italiano nel mondo.

L’annata degustata è la 1993 e il coinvolgimento sensoriale è stato davvero importante. E’ già gratificante osservare il calice brillare di questo rosso granato e pensare: “Sto bevendo un Gaja”. In realtà la meraviglia di questo Barbaresco arriva al naso che unisce profumi complessi, austeri e speziati a sentori tipici territoriali come la rosa e la violetta appassita. In bocca è maestoso, solido, evoluto, preciso, armonico e morbido. Il finale è infinito.

Insomma, la Langa gioisce per aver dato i natali a questo capolavoro enologico nel quale non mancano pulizia, bevibilità, complessità, armonia ed eleganza; e poi il territorio particolarmente suggestivo, segnato da vigneti e castelli, dà un valore aggiunto alla qualità dei vini.

Grazie infinite a questo produttore per regalarci ogni volta emozioni e sensazioni straordinarie! Perché bere “Gaja” insegna… tanto!

Scheda del vino: Barbaresco 1993. Gaja


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